Riforma Imposta Generale sui Redditi IGR 2025

31/10/2025

San Marino, lì 31 ottobre 2025

Eccellenze, Colleghi Consiglieri, cittadini sammarinesi, lavoratori, pensionati, imprenditori e frontalieri,

oggi approviamo un provvedimento che segnerà un passaggio fondamentale del Paese: la riforma dell’Imposta Generale sui Redditi, una legge necessaria, coraggiosa, ma soprattutto doverosa per il futuro del Paese.

Abbiamo dovuto affrontare questa riforma, ed è necessario ricordarlo, perché lo imponevano i numeri: oltre un miliardo di euro di debito pubblico. Un peso che grava sulle spalle di tutti noi, dei nostri figli, e che non può essere ignorato. Questo debito non è piovuto dal cielo: è il frutto di una pessima gestione del sistema finanziario, che in passato ha prodotto disastri, oggi oggetto anche di procedimenti giudiziari ancora in corso.


Questa maggioranza ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. Abbiamo scelto la strada della responsabilità. Dopo averlo scritto nei programmi elettorali (e ricordo che anche le forze di opposizione lo hanno fatto), ci siamo fatti carico di questo intervento perché non si poteva più attendere, assumendoci anche l’onere di forzare i tempi per una riforma che per sua natura non è gradita. Non farlo, oggi, avrebbe significato scaricare il peso del debito sulle generazioni future.


Nella precedente legislatura non lo facemmo per una ragione precisa: dovevamo stabilizzare il debito, portando (con successo) i titoli pubblici sul mercato, mettendo ordine nei bilanci, raggiungendo l’obiettivo di equilibrio dei conti pubblici. Oggi quel percorso ha dato i suoi frutti: il miglioramento del rating internazionale è la prova che San Marino ha ripreso fiducia agli occhi del mondo, nonostante la pandemia, le guerre e l’inflazione globale.


Ricostruendo la credibilità si è potuto affrontare il tema con più margine di manovra (niente lacrime e sangue come forse qualcuno voleva che fosse).


Questa legge, alla fine dei confronti, non è una manovra punitiva, ma un intervento di riequilibrio e di equità, per utilizzare il maggior gettito per abbassare in modo sistemico il debito pubblico e programmare nuovi investimenti per lo sviluppo.

Abbiamo voluto agire con un principio chiaro: chi ha meno deve essere tutelato, chi ha di più deve contribuire proporzionalmente. E lo abbiamo fatto introducendo un sistema progressivo e tracciabile, che premia i comportamenti virtuosi e penalizza solo chi evade.


Per essere chiari, alcuni esempi concreti di ciò che cambia:

  • alleggerimento per i redditi più bassi e detrazioni familiari più mirate.
  • Trasparenza nelle deduzioni, riconoscendo solo per le spese tracciabili.
  • Sostegno all’economia reale, con incentivi a chi investe in innovazione e al contempo crea occupazione stabile.
  • Riduzioni di agevolazioni e privilegi non più giustificati.
  • Efficienza amministrativa, grazie alla digitalizzazione dei controlli assieme alla trasformazione digitale dei libri e registri contabili.
  • Giustizia fiscale, per garantire che tutti contribuiscano in modo equo al futuro del Paese.

E’ significativo il pensiero di Winston Churchill, “Un Paese che cerca di tassarsi fino alla prosperità è come un uomo che cerca di alzarsi tirandosi per i lacci delle scarpe.” Questa riforma non nasce per tassare di più, ma per tassare meglio, con equità e trasparenza, dove chi contribuisce onestamente non si senta mai un ingenuo. Non è una legge che spreme i cittadini, ma una riforma che premia la correttezza e rilancia l’economia reale.

Abbiamo voluto una legge moderna, che digitalizza la fiscalità, incrocia i dati tra amministrazioni e automatizza i controlli (in contrapposizione alle soggettività). Un fisco che non si regge più sulla carta e sulle interpretazioni, ma sui dati e sulla trasparenza.


E in tutto questo non abbiamo mai smesso di ascoltare.

Abbiamo ascoltato le parti sociali, i sindacati, i lavoratori frontalieri (che ovviamente ringrazio). Abbiamo ascoltato e ringrazio, anche le voci della piazza — e lo dico con massimo rispetto verso chi ha manifestato — perché la democrazia si nutre anche del dissenso.

Un’azione politica matura è quella che sa ascoltare le critiche quando si riconosce la sincerità delle posizioni.


Portare avanti i lavori mentre si svolgevano trattative complesse e scioperi generali non è stato facile, comprendo le critiche sul metodo e ne abbiamo sentito il peso, ma lo si è fatto per raggiungere un importante obiettivo e con un forte senso di responsabilità verso il Paese.


Mi stupisce, invece, l’atteggiamento dell’opposizione, che ha scelto di non contribuire in modo costruttivo. Durante l’esame in Commissione non sono stati presentati emendamenti, ma solo richieste di ritiro del provvedimento, nessuna assunzione di responsabilità. Questo non è un modo serio di fare politica. La politica non può limitarsi a dire “no”: deve costruire, migliorare, proporre. E qui voglio essere chiaro: non con le urla o con i comunicati si risana un bilancio, ma con la serietà e con il coraggio delle decisioni (associato, ovviamente, ad un sincero desiderio di ascolto del Paese).

Non posso non ricordare anche l’atteggiamento del movimento Rete, che uscì dal precedente governo proprio perché questa riforma non era stata presentata. Ho già spiegato perché lo abbiamo fatto ora, ma oggi, la stessa forza politica, che allora chiedeva di intervenire, si schiera contro la riforma, con un livore che forse si spiega con il fallimento di un’azione politica. Una contraddizione evidente, che dimostra quanto a volte si preferisca l’opposizione per convenienza piuttosto che la responsabilità per coerenza.


Abbiamo agito con equilibrio, non con ideologia. Abbiamo protetto le fasce più fragili, mantenuto incentivi per l’occupazione e semplificato la vita alle imprese che vogliono investire nel Paese. Abbiamo costruito le basi per un futuro più stabile e sostenibile, questo per me è più importante.


Desidero ringraziare tutti i commissari, i consiglieri, la segreteria di Stato e le forze di maggioranza che hanno lavorato con impegno e dedizione, e anche le parti sociali e i cittadini che hanno partecipato al dibattito — sia in piazza, sui media o personalmente. Il loro contributo, anche critico, ha permesso di migliorare il testo e renderlo più equilibrato. Il confronto ha avuto un esito più che positivo.


Come sosteneva Luigi Einaudi, “Conoscere per deliberare” significa proprio questo: costruire insieme le decisioni partendo dalla conoscenza, dal rispetto e dall’ascolto reciproco.


Credo, infine, che con l’approvazione di questa legge sia giunto anche il momento di riprendere in Aula il ragionamento sulla possibilità di una nuova Commissione d’inchiesta. Non per spirito di rivalsa, ma per dare piena consapevolezza sulle origini di quel debito pubblico che ha costretto il Paese a questo passaggio così complesso. Solo conoscendo le responsabilità, potremo evitare che errori simili si ripetano e costruire un sistema economico e politico più solido e trasparente.

William Casali – PDCS