L’Accordo con l’Europa apre una fase nuova per San Marino. Ma il vero punto è capire come questa opportunità possa tradursi in sviluppo digitale, infrastrutture strategiche, imprese innovative e nuove competenze.
Nel mio intervento in Consiglio Grande e Generale ho voluto offrire una chiave di lettura diversa: non solo Europa, ma sovranità digitale, Data Center, San Marino Innovation e futuro dell’ICT sammarinese.

Ritengo anch’io doveroso, aprendo questo intervento, fare un riferimento alla notizia che più di ogni altra inciderà sul futuro del nostro Paese: il via libera del Consiglio dell’Unione europea all’Accordo di associazione con San Marino e Andorra.
Molti colleghi hanno già affrontato questo tema con dovizia, nel suo valore politico e istituzionale, e non intendo ripetere quanto già detto.
Vorrei però offrire una chiave di lettura specifica: cosa significa questo passaggio per l’economia digitale, per i servizi tecnologici, per le imprese innovative, e per la sovranità digitale di San Marino.
L’ho ripetuto più volte: San Marino resta uno Stato terzo.
Non entra nell’Unione europea.
Ma entra in un rapporto più ordinato, più stabile, più dignitoso con uno dei mercati più grandi al mondo.
Non si tratta di subire passivamente regole scritte altrove, ma di stare finalmente dentro un quadro più chiaro, con maggiori possibilità di confronto, di riconoscimento e di sviluppo.
Per questo va riconosciuto il lavoro del Segretario di Stato Beccari, che ha affrontato i momenti più critici di questo percorso, dimostrando sempre un alto senso istituzionale.
E credo sia giusto ringraziare anche le forze politiche che hanno saputo dimostrare maturità e senso del bene comune su un risultato che appartiene al Paese.
Fatta questa premessa, vengo al cuore di ciò che vorrei condividere con l’Aula.
L’Europa, colleghi, non è soltanto mercato delle merci, della finanza o delle professioni.
È anche spazio digitale, regolatorio e tecnologico.
Questo significa che, dentro il nuovo quadro europeo, anche i nostri operatori potranno avere maggiori possibilità di offrire servizi digitali qualificati e riconosciuti.
Penso, ad esempio, alla firma elettronica e all’identità digitale.
Non sono strumenti per addetti ai lavori.
Sono chiavi di accesso alla cittadinanza digitale, alla vita delle imprese, ai rapporti con la pubblica amministrazione, alla possibilità per cittadini e professionisti di operare con maggiore semplicità anche fuori confine.
E allora il punto è chiaro: se San Marino vuole entrare davvero in questo spazio da protagonista, deve farlo con imprese capaci, servizi credibili e infrastrutture all’altezza.

Ed è proprio parlando di infrastrutture che non posso non richiamare, in quest’Aula, il progetto del primo Data Center Tier IV a San Marino, portato avanti da I.E.S. S.p.A. con la collaborazione di TIM San Marino.
Va riconosciuta la serietà e la professionalità con cui questo progetto è stato approcciato.
E credo sia doveroso ringraziare anche le Segreterie di Stato che hanno patrocinato e accompagnato questa iniziativa — Esteri, Interni, Finanze, Lavoro, Industria e Territorio — perché un progetto di questa portata non riguarda un solo settore.
Così come va riconosciuto il fatto che si sia cercato, fin dall’inizio, il coinvolgimento degli stakeholder del territorio, delle istituzioni, delle categorie economiche e del comparto ICT.
E qui vorrei provare a spiegare il punto in modo semplice.
Non stiamo parlando di un data center qualunque.
Strutture che ospitano server, in forme diverse, esistono già anche sul nostro territorio.
Qui il salto è diverso.
Un’infrastruttura progettata per raggiungere standard di qualità elevati serve a rendere San Marino credibile nei rapporti con l’esterno, quando si parla di dati, servizi critici, continuità operativa, transazioni finanziarie, servizi digitali qualificati, cybersecurity e, domani, intelligenza artificiale.
Non perché una certificazione, da sola, risolva ogni requisito regolatorio.
Ma perché nei settori più delicati — a cominciare da quelli finanziari e dai servizi digitali ad alto valore — la qualità dell’infrastruttura è parte della fiducia.
E nei rapporti con l’esterno, la fiducia non nasce solo dalle norme: nasce anche dalla qualità delle infrastrutture su cui quelle norme possono poggiare.
Questa è la differenza tra custodire server e costruire credibilità digitale.
Il progetto della rete in fibra ottica ci ha dato le strade digitali.
Un Data Center Tier IV può diventare uno snodo qualificato attraverso cui far viaggiare dati, servizi, sicurezza, capacità computazionale e fiducia.
E la fiducia, oggi, è una vera infrastruttura economica.
Per questo un progetto di questo livello, se accompagnato con attenzione politica e competenze adeguate, può e deve diventare un perno per l’intero settore ICT sammarinese.
Non una struttura isolata.
In questo percorso si inserisce anche il rilancio di San Marino Innovation, che merita un passaggio breve, ma non marginale.
San Marino Innovation nasce da lontano, da un’intuizione strategica: il Techno Science Park, ai tempi del Segretario di Stato Arzilli, pensato per dotare San Marino di uno strumento per l’innovazione, le startup, l’impresa tecnologica e l’attrazione di competenze.
Nel tempo ci sono state evoluzioni normative importanti.
E ci sono state anche fasi più complesse, in cui la crescita quantitativa non sempre si è tradotta in ricadute adeguate per il territorio.
Oggi, con il nuovo assetto, San Marino Innovation può entrare in una fase più matura.
Non deve essere soltanto un soggetto che attesta imprese, ma uno strumento strategico dello Stato:
- capace di attrarre progetti veri;
- selezionare qualità;
- evitare distorsioni;
- rafforzare i controlli;
- collegare ricerca, impresa e territorio;
- sostenere formazione e competenze;
- generare ricadute concrete per l’economia sammarinese.
Ma aggiungo un punto.
San Marino Innovation può diventare anche una porta d’ingresso qualificata per investitori internazionali.
Non investitori che cercano scorciatoie.
Non capitali senza progetto.
Non società di passaggio.
Ma soggetti capaci di portare investimenti veri, ricerca, competenze, tecnologia e ricadute sul territorio.
Perché oggi, nel mondo, l’intelligenza artificiale sta muovendo capitali, infrastrutture, ricerca e competenze come poche altre trasformazioni tecnologiche.
Ma quei capitali non cercano scorciatoie e non cercano solo agevolazioni.
Cercano ecosistemi affidabili.

Cercano infrastrutture, regole chiare, tempi certi, interlocutori competenti, sicurezza dei dati, capacità di calcolo e personale formato.
Se San Marino saprà coordinare Accordo con l’Europa, Data Center, servizi digitali qualificati, San Marino Innovation, imprese ICT e competenze, potrà candidarsi a essere un piccolo ma credibile laboratorio tecnologico internazionale.
Non per quantità.
Per qualità.
L’Accordo con l’Europa apre una porta.
Ma attraversarla bene dipenderà dalla nostra capacità di costruire ciò che rende credibile un Paese.
