Destano sconcerto alcune recenti esternazioni di un opinionista sulla proposta di legge che regola il fine vita a San Marino, che evidenziano una certa miopia ideologica su questo tema, che meriterebbe ben altra misura, ben altro rispetto e, soprattutto uno sguardo capace di andare in profondità. Ridurre, infatti, tutto a una presunta contrapposizione tra “modernità” e “bigottismo” significa non comprendere la complessità e la delicatezza del tema.
Il testo di legge licenziato dalla Commissione, infatti, non è certamente il frutto di un’imposizione confessionale, né tantomeno di un “arroccamento” della Democrazia Cristiana. È il risultato di un lavoro condiviso tra le forze politiche, maturato attraverso un confronto responsabile, attento e rispettoso. Un percorso che ha tenuto conto delle migliori indicazioni clinico-scientifiche, così come espresse dal Comitato Sammarinese di Bioetica, e che ha cercato di dare risposte concrete senza cedere alla tentazione delle scorciatoie ideologiche.
La dignità della persona non si afferma abbandonando il malato alla propria solitudine, né trasformando la sofferenza in un problema da chiudere nel modo più rapido. Al contrario, la vera civiltà di una comunità si misura dalla sua capacità di curare, accompagnare, sostenere, proteggere. Si misura dalla qualità delle cure palliative, dalla presa in carico della persona, dal sostegno alle famiglie, dalla presenza delle istituzioni accanto a chi attraversa la fase più difficile della vita.
Non sorprende che in Emilia-Romagna alcune forze politiche di sinistra avanzino una proposta di legge sul suicidio assistito. Ma prima di presentarla come modello di civiltà, sarebbe opportuno chiedersi se essa rappresenti davvero una soluzione oppure se non sia, ancora una volta, una scorciatoia che porta all’abbandono del malato ed alla sua solitudine sociale.
San Marino ha scelto un’altra strada: non quella della propaganda, ma quella dell’equilibrio. Non quella dello scontro ideologico, ma quella della responsabilità. Non quella della semplificazione, ma quella di una legge ponderata, seria, costruita sul confronto e sulla competenza.
Per questo la Democrazia Cristiana rivendica con convinzione il lavoro svolto insieme agli alleati di Coalizione e di Maggioranza, oltre a tutte le forze politiche che hanno contribuito ad un percorso legislativo serio e rispettoso. Riteniamo, altresì, che la normativa sammarinese possa rappresentare un contributo importante e utile anche per il dibattito italiano, dove il tema è ancora all’esame del Parlamento, in attesa di modifiche e approvazione.
Si può discutere di tutto. Si può dissentire da una legge. Si può proporre una visione diversa. Ma non si può liquidare un lavoro politico, istituzionale, clinico-scientifico e bioetico con insulti, caricature e accuse di oscurantismo. Su ogni questione, ma soprattutto su temi come la vita, la sofferenza, la malattia e la morte, servono rispetto, misura e responsabilità.
Il Partito Democratico Cristiano Sammarinese continuerà a fare la propria parte: difendere la persona, specialmente quando è più fragile; promuovere cure e accompagnamento; evitare che la solitudine diventi una condanna; proporre leggi giuste, umane e fondate su scienza, coscienza e responsabilità.
San Marino, 23 giugno 2026
Ufficio Stampa del PDCS
