Siamo arrivati all’approvazione definitiva di un Progetto di Legge che considero particolarmente importante, perché affronta una delle sfide più delicate che abbiamo davanti: la famiglia, la maternità, la natalità e, più in generale, il futuro demografico della nostra Repubblica.
E credo sia importante dirlo con chiarezza: questo non è semplicemente un provvedimento che introduce nuovi contributi o nuove agevolazioni.
È una scelta politica.
È la scelta di mettere la famiglia al centro delle politiche pubbliche e di riconoscere che sostenere chi decide di avere un figlio significa investire nel futuro di San Marino.
I numeri, purtroppo, ci impongono di non girarci intorno.
Il Segretario canti ricordava pocanzi che, Nei primi otto mesi del 2026 abbiamo registrato 88 nascite, contro le 106 dello stesso periodo del 2025 e le 91 del 2024.
Sono numeri che devono farci riflettere.
Ma non dobbiamo commettere l’errore di pensare che una legge, da sola, possa risolvere il problema della denatalità. Non è così.
La denatalità è un fenomeno complesso, che riguarda l’economia, il lavoro, la casa, la cultura, i servizi e soprattutto le aspettative che i giovani hanno rispetto al proprio futuro.
Per questo questa legge deve essere vista come un tassello di una strategia più ampia, che dovrà continuare negli anni.
E proprio per questo considero importante il percorso che ci ha portato fin qui.
Non siamo partiti da una decisione calata dall’alto.
Il progetto è stato accompagnato da un percorso di ascolto e confronto con le parti sociali, le associazioni, le istituzioni e la cittadinanza.
E anche durante l’esame degli emendamenti il confronto non si è fermato.
Questo, a mio avviso, è il modo corretto di fare politica: ascoltare, confrontarsi, correggere quando necessario e cercare di migliorare il risultato finale.
E alcuni dei cambiamenti introdotti vanno esattamente in questa direzione.
Penso al rafforzamento del congedo parentale, con un sostegno dell’80% della retribuzione nei primi tre mesi, con un minimo di 1.500 euro mensili, e con ulteriori sostegni nei mesi successivi.
Penso al raddoppio del congedo di paternità, da 10 a 20 giorni, retribuiti al 100%.
È una misura concreta, ma anche un messaggio culturale importante: la cura dei figli non è soltanto responsabilità della madre. La genitorialità è una responsabilità condivisa.
Penso poi all’indennità di maternità prevista anche per le donne non occupate che si trovino nelle condizioni previste dalla legge.
E penso all’attenzione rivolta alle studentesse, che potranno beneficiare di un’indennità di maternità anche se non lavoratrici.
Sono tutte misure che hanno un denominatore comune: evitare che la maternità diventi una penalizzazione economica, professionale o sociale.
Ma c’è un altro elemento che ritengo particolarmente significativo: il riconoscimento del caregiver familiare.
Per troppo tempo abbiamo considerato quasi invisibile il lavoro di chi assiste quotidianamente un familiare non autosufficiente, anziano, malato o con disabilità.
Eppure quelle persone svolgono una funzione fondamentale per la famiglia e per tutta la comunità.
Riconoscere il valore sociale ed economico della cura, prevedere sostegni, contribuzione figurativa, formazione e misure di sollievo significa dire a queste persone: non siete sole e quello che fate ha un valore.
Parallelamente, abbiamo voluto conoscere meglio il fenomeno demografico.
L’indagine realizzata dall’Ufficio Nazionale di Statistica ha raccolto 2.100 questionari completi, a fronte di 2.798 questionari complessivi.
È una partecipazione importante e dimostra che i cittadini vogliono essere ascoltati.
E allora credo che da questo dato dobbiamo partire: le politiche per la famiglia devono essere costruite con le famiglie, non soltanto per le famiglie.
Per questo rivolgo anche un appello alle forze di opposizione.
In Commissione IV alcune forze politiche si sono astenute. È una scelta che naturalmente rispettiamo.
Ma oggi abbiamo l’opportunità di guardare oltre le appartenenze politiche.
Perché la famiglia, la maternità, la natalità e il sostegno alla genitorialità non sono temi né della maggioranza né dell’opposizione.
Sono temi di tutta San Marino.
Su questi argomenti possiamo e dobbiamo cercare la convergenza più ampia possibile.
Non significa rinunciare alle proprie idee politiche.
Significa riconoscere che davanti a una sfida così grande dobbiamo avere la capacità di mettere al primo posto l’interesse della nostra comunità e delle generazioni future.
Perché sostenere una famiglia oggi significa costruire il San Marino di domani.
Significa dire ai nostri giovani che avere un figlio, costruire una famiglia e progettare il proprio futuro non deve essere una scelta penalizzante, ma una scelta che la Repubblica accompagna e sostiene.
Per queste ragioni annuncio convintamente il mio sostegno a questo Progetto di Legge.
Con la consapevolezza che non abbiamo risolto il problema della denatalità, ma abbiamo compiuto un passo concreto nella direzione giusta.
E con l’auspicio che questo sia soltanto l’inizio di una stagione di politiche sempre più strutturali a favore della famiglia.
Perché se vogliamo bene a San Marino, dobbiamo avere il coraggio di investire nel suo futuro.
E il futuro, prima ancora che nei numeri dei bilanci o nelle statistiche, sta nelle persone, nelle famiglie e nei bambini che nasceranno.
