Oscar Mina: “La rappresentanza sindacale deve essere dimostrata, non solo dichiarata. Questa riforma rafforza il sistema, non lo limita”

23/07/2026

La Legge n. 59 ha rappresentato, nel 2016, una riforma importante del sistema sammarinese delle relazioni industriali. Ha definito in modo organico la libertà e l’attività sindacale nei luoghi di lavoro, la contrattazione collettiva e il diritto di sciopero, offrendo al Paese un quadro di regole moderno e coerente con i principi democratici e con la nostra tradizione di dialogo sociale.

A distanza di dieci anni, il mondo del lavoro è cambiato profondamente. Sono cambiate le modalità di organizzazione delle imprese, sono cambiate le esigenze dei lavoratori, sono aumentate la complessità dei rapporti economici e la necessità di garantire maggiore certezza giuridica nei processi di rappresentanza e di contrattazione. Per questo riteniamo corretto e responsabile intervenire oggi con un aggiornamento della normativa vigente.
Quando si interviene sulla disciplina della rappresentanza sindacale e datoriale è inevitabile che il confronto sia acceso. È giusto che sia così, perché stiamo parlando di diritti fondamentali e di uno degli elementi che caratterizzano la nostra democrazia.
Proprio per questo credo sia necessario affrontare questo dibattito senza slogan e senza alimentare paure che il testo di legge non giustifica.
Questa riforma non limita la libertà sindacale. Nessuno impedisce ai lavoratori di associarsi, di costituire nuove organizzazioni o di far sentire la propria voce. La libertà di associazione rimane pienamente garantita.
Quello che il progetto di legge chiede è qualcosa di diverso: che chi pretende di rappresentare lavoratori o imprese abbia una rappresentatività effettiva, misurabile e verificabile.

È un principio che dovrebbe unire tutti. Perché quando un’organizzazione partecipa ai tavoli di confronto, sottoscrive accordi o contribuisce a definire politiche che incidono sull’intero sistema economico e sociale, deve poter dimostrare di rappresentare davvero una parte significativa della realtà che dice di interpretare.
Non è una chiusura al pluralismo. È, al contrario, un modo per rafforzarne la credibilità.
Anche la definizione di criteri più chiari per le associazioni datoriali va nella stessa direzione. Regole certe significano meno contenziosi, maggiore trasparenza e un sistema di relazioni industriali più forte e autorevole.
Vorrei poi soffermarmi sul Comitato Garante.

Anche qui il legislatore compie una scelta di responsabilità. Si riconosce il valore di un organismo chiamato a svolgere funzioni delicate, prevedendo un compenso adeguato ma, allo stesso tempo, introducendo una chiara responsabilità in caso di dolo o colpa grave.

È un equilibrio corretto: chi esercita funzioni così importanti deve poter lavorare con autonomia, ma deve anche rispondere delle proprie decisioni quando la legge lo prevede.
Colleghe e Colleghi,
non possiamo pensare che norme scritte dieci anni fa siano intoccabili. Il mondo del lavoro cambia, cambiano le forme di rappresentanza, cambiano le esigenze delle imprese e dei lavoratori. Il legislatore ha il dovere di aggiornare gli strumenti, mantenendo saldi i principi fondamentali.
E il principio fondamentale resta quello della libertà sindacale, che questo progetto non mette minimamente in discussione.
Semmai introduce un altro principio altrettanto importante: quello della responsabilità e della rappresentanza autentica.
Perché la rappresentanza non può essere soltanto dichiarata; deve essere dimostrata.

Una democrazia matura non teme regole più chiare. Le regole, quando sono uguali per tutti, rafforzano la fiducia, rendono il confronto più serio e garantiscono che gli interessi collettivi siano rappresentati da soggetti realmente espressione del mondo del lavoro e delle imprese.
Per questo motivo ritengo che questo progetto di legge rappresenti un passo avanti. Non contro qualcuno, ma a favore di un sistema più trasparente, più credibile e più equilibrato.
Per queste ragioni il nostro voto sarà favorevole.

Grazie.