Manuel Ciavatta (PDCS): Una scelta di realismo per una cittadinanza coerente con la realtà del Paese

18/02/2026

Parlo chiaramente da esponente della Democrazia Cristiana: il nostro partito ha riflettuto molto sull’opportunità o meno di effettuare questo passaggio. Già prima della trasmissione della cittadinanza per materlinearità, il fatto che all’interno di una famiglia costituita da due genitori di differenti cittadinanze, uno sammarinese e uno straniero, i figli assumessero già la doppia cittadinanza d’origine, ha reso questa situazione sempre più consolidata. Per cui oggi il passaggio che anche la DC sceglie di fare non è un distacco dalla tradizione o dalla storia del nostro Paese, ma è un passaggio che prende atto dell’evidenza della situazione. E qual è l’evidenza? È il fatto che oggi abbiamo circa 17.000 cittadini sammarinesi residenti all’estero che hanno la doppia cittadinanza, perché chi vive fuori acquisisce la cittadinanza del Paese di residenza senza perdere quella sammarinese. Secondo, c’è il dato interno: dalle stime ci sono oltre 10.000 doppi cittadini sammarinesi e italiani, più altre centinaia, forse migliaia, di doppi cittadini di altre nazionalità, oltre al fatto che la trasmissione della doppia cittadinanza originaria all’interno delle famiglie avviene in maniera naturale. Un cittadino sammarinese che ha anche un’altra cittadinanza d’origine, per esempio italiana, è meno cittadino di chi è solo cittadino sammarinese? Io credo che tutti i cittadini originari debbano essere considerati uguali. Poi c’è il discorso della naturalizzazione, che non è un diritto ma una concessione che lo Stato fa, anche se oggi con l’automatismo introdotto nel 2012, con il quale dopo 25 anni si poteva richiedere la cittadinanza sammarinese. Ma era rimasta la rinuncia. Nel 2018-2019 vi è stata la modifica che ha portato a 20 anni complessivi, riducendo in realtà a 15 anni di residenza più 5 di permesso di soggiorno e introducendo la possibilità di rinuncia entro 5 anni. Quest’ultimo aspetto è quello che oggi ci ha creato problemi perché quel governo, di centro-sinistra, non è riuscito a fare la legge per togliere la rinuncia nei tempi previsti, come aveva promesso. Perché, allora, questa scelta della Democrazia Cristiana? Perché già nel 2019 la DC aveva riflettuto su questo aspetto e aveva detto che poteva essere d’accordo con l’eliminazione della rinuncia alla cittadinanza purché fosse mantenuto un tempo ampio per la richiesta, perché chi viene naturalizzato deve avere un radicamento forte nel nostro Paese. Chiedemmo che non si diminuissero i tempi anche allora. Oggi riportando a 20 anni la residenza, e considerando i 5 anni di permesso di soggiorno, di fatto si arriva a 25 anni complessivi per chi non ha legami con cittadini sammarinesi. Rimangono invece i 10 anni per chi ha contratto matrimonio. Riteniamo questo aspetto molto qualificante perché, mentre in altri Paesi europei o in Italia una persona può acquisire la cittadinanza per matrimonio dopo due anni di residenza, San Marino mantiene dieci anni di matrimonio e 25 anni complessivi nel percorso ordinario. È vero che ci sono aspetti che andranno modulati in maniera significativa. Oggi per accedere alla massima carica dello Stato, quella dei Capitani Reggenti, bisogna essere cittadini originari. Vogliamo estendere questa previsione anche ai Segretari di Stato o ai Consiglieri? Si può discutere. Andorra ha fatto una scelta diversa, chiedendo la rinuncia, ma Andorra non ha la nostra presenza all’estero. Noi non siamo un Paese legato solo al territorio, abbiamo una comunità forte fuori dai confini. San Marino sta diventando un Paese internazionale, porta al di fuori di sé la propria sovranità e per questo non dobbiamo avere paura di questa scelta. Se volessimo mantenere la rinuncia, allora dovremmo avere il coraggio di chiederla a tutti, anche ai doppi cittadini originari, perché non sarebbe ragionevole che solo i naturalizzati debbano rinunciare. Avremmo figli con doppia cittadinanza originaria e genitori obbligati a scegliere una sola cittadinanza, ed è una situazione inconcepibile sotto il profilo della ragionevolezza. Per questo diciamo che siamo favorevoli alla legge, ma chiederemo una valutazione anche su questi altri aspetti, perché riteniamo che San Marino debba comunque preservare fortemente il valore della cittadinanza originaria, che è un valore sovrano per il nostro Stato.

 

Manuel Ciavatta – Vice Segretario Politico PDCS