San Marino, lì 19 gennaio 2026
Sono molto felice che si inizi a parlare concretamente di nuovi interventi a sostegno della natalità e della famiglia. Devo convenire con chi sostiene che avremmo potuto accelerare questo percorso, ma sono oggi soddisfatta e motivata dall’energia che vedo muovere sul tema da ogni direzione e appartenenza: le famiglie sono, e devono essere, la priorità di tutti.
Se per noi cattolici la famiglia è chiesa domestica, che, oltre a sostenere e accudire, trasmette valori per costruire una società più giusta, solidale e fondata sull’amore, la famiglia è per tutti, e per un Paese, elemento chiave per la stabilità sociale e demografica. Un Paese che valorizza le famiglie investe sul proprio futuro, promuovendo sviluppo, solidarietà e integrazione sociale.
Il Segretario per la Giustizia, la Previdenza e la Famiglia, ha presentato in queste settimane a tutte le forze politiche e le parti sociali una prima bozza di progetto di legge, a modifica della legge 129 del 2022, la quale prevedeva primi interventi a sostegno della famiglia, che sarebbero stati valutati nella loro efficacia e di conseguenza aggiustati. L’intervento del 2022, seppur giudicato non esaustivo, negli anni ha comportato un impiego di circa 8mln di euro in favore dei nuclei familiari e nel 2025, anche se il dato non deve in alcun modo rallentare le riforme in programma, San Marino ha visto invertire il trend negativo di nascite, passando dai 144 nuovi nati del 2024 ai 165 del 2025, con un incremento del 15% circa. Il tema delle nascite non è l’unico al quale il Paese deve dare sostegno all’interno dei nuclei familiari: le famiglie che devono occuparsi di disabili e persone anziane al loro interno non devono essere abbandonate.
Dunque, sintetizzando, i primi significativi temi che la bozza di PDL tratta sono:
riguardo al potenziamento della natalità:
1) bonus bebé: una somma in denaro alla nascita di ogni figlio
2) il raddoppio dei giorni per congedo di paternità
3) il raddoppio delle percentuali di stipendio per congedo parentale, con importi minimi garantiti
4) l’allungamento a 4 anni della possibilità di usufruire di part time post-partum
5) l’implemento della disciplina del lavoro agile
riguardo al sostegno per i disagi delle famiglie la bozza di pdl prevede:
1) l’istituzione del caregiver, colui che si prende cura di un familiare bisognoso di assistenza permanente e che per questo ruolo sarà retribuito dallo Stato
2) la cumulabilità dei congedi di assistenza
3) l’istituzione di un punto di assistenza e informazione per famiglie
4) la redistribuzione degli assegni familiari in funzione del reddito: dare di più a chi ha più bisogno.
In tema di natalità quelli ipotizzati saranno interventi sufficienti per tornare, nel medio termine, a riempire le nostre scuole di bambini e ad avere nel lungo termine un numero di lavoratori sufficiente a coprire i costi delle pensioni? Certamente no. Ma oltre al ruolo dello Stato, che ha il compito di creare condizioni in cui la maternità torni ad essere compatibile con la dignità, con il lavoro, con l’autonomia, la maternità deve anche tornare ad essere un desiderio delle donne.
Prima si doveva essere madri per essere “complete”; oggi, spesso, si deve dimostrare di poter farne a meno per essere considerate davvero “emancipate”. Per troppo tempo il dibattito pubblico ha contrapposto maternità e libertà, come se fossero alternative inconciliabili. Così facendo, non abbiamo liberato le donne: abbiamo semplicemente cambiato la forma della pressione. Oggi molte donne non rinunciano alla maternità perché non la vogliono, ma perché il contesto le spinge a considerarla una perdita, una perdita anche di riconoscimento sociale.
Per cui, bene l’intervento dello Stato, ma bisogna lavorare, a livello Europeo e non solo locale, soprattutto sulla cultura.
Infine, e per concludere, a mio avviso e immediatamente a seguito di questi interventi, occorrerà legiferare in favore dei sostegni alle famiglie sammarinesi in seria difficoltà, che con sempre maggiore frequenza si rivolgono ai centri di sostegno in territorio, come la Caritas e la SUMS, e che spesso non rientrano nei requisiti per accedere a sussidi statali, ad oggi piuttosto ristretti come quelli previsti per l’accesso al Fondo di Solidarietà.
Sandra Stacchini – PDCS
