Grazie Eccellenza,
il progetto di legge che oggi esaminiamo interviene su un punto che ci ha visto dibattere lungamente ed esprimo la mia soddisfazione per la presentazione di questo progetto di legge che vede il sostegno di tutti i gruppi consigliari e dei consiglieri indipendenti Giovanna Cecchetti e Michela Pelliccioni.
L’eliminazione della riprensione quale possibile sanzione per reati connotati da violenza di genere, quali percosse, lesioni, minacce, atti persecutori e molestie sessuali non è solo un passaggio di carattere tecnico.
La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale che mina i diritti umani, la dignità e la libertà delle vittime. Le sue conseguenze sono profonde e durature, non solo per chi la subisce, ma per l’intera comunità.
Di fronte a questo quadro, la risposta dello Stato deve essere chiara, coerente e proporzionata alla gravità delle condotte. Mantenere la possibilità della riprensione come sanzione per reati che implicano violenza o intimidazione rischia di trasmettere un messaggio sbagliato: quello di una minimizzazione del disvalore sociale di tali comportamenti.
Gli organismi internazionali, come il GREVIO e il GRETA, sottolineano l’importanza di politiche integrate che uniscano prevenzione, protezione e perseguimento effettivo dei colpevoli. Raccomandano sistemi sanzionatori effettivi, proporzionati e dissuasivi, affinché le vittime possano avere fiducia nella giustizia e nella capacità delle istituzioni di tutelarle.
La Repubblica di San Marino ha compiuto passi significativi in questa direzione. Il Decreto Delegato 29 ottobre 2024 n. 161 ha introdotto nuove fattispecie di reato, rafforzato le misure di prevenzione e protezione e reso più tempestiva l’azione giudiziaria.
Il provvedimento che discutiamo oggi si inserisce in questo percorso di coerenza normativa.
Non si tratta di un irrigidimento ideologico del sistema penale. Si tratta di riconoscere che reati come percosse, minacce, atti persecutori o molestie sessuali – quando inseriti in una dinamica di violenza di genere – non possono essere ricondotti a una semplice censura formale. Essi incidono sulla sicurezza, sulla libertà e sull’autodeterminazione della persona.
La riprensione può trovare spazio in ambiti residuali, ma non può essere prevista come possibile risposta per chi esercita violenza o intimidazione, alimentando spesso dinamiche di sopraffazione radicate in stereotipi di genere.
Eliminare questa opzione sanzionatoria significa rafforzare la credibilità dell’ordinamento, dare un segnale chiaro alle vittime e affermare senza ambiguità che la violenza non è tollerabile né minimizzabile.
La lotta alla violenza di genere richiede norme efficaci, formazione degli operatori, sostegno concreto alle vittime e un impegno costante sul piano culturale. Ma richiede anche coerenza nel sistema sanzionatorio.
Per queste ragioni, ritengo che questo intervento legislativo rappresenti un passo responsabile e necessario.
È un passo nella direzione di una tutela più piena della dignità e della sicurezza delle donne. Ed è un passo che rafforza la credibilità delle nostre istituzioni.
Alice Mina – Presidente PDCS
