Oscar Mina, Consigliere PDCS: “San Marino ha bisogno di istituzioni che discutano, ma anche che decidano. La riforma del regolamento consiliare va in questa direzione”

24/06/2026

Oggi siamo chiamati a discutere questo PDL di Modifiche del Regolamento Consiliare con un obiettivo molto chiaro: rendere il nostro Consiglio più efficiente, più moderno e più capace di rispondere alle esigenze del Paese.
Troppo spesso abbiamo assistito a lavori rallentati da procedure rigide, da sovrapposizioni di competenze e da meccanismi che, pur nati con le migliori intenzioni, hanno finito per rallentare il processo decisionale e l’attività legislativa.
Non si tratta di una riforma contro qualcuno, né di una limitazione delle prerogative di alcuna forza politica. Si tratta, al contrario, di un intervento volto a rafforzare il funzionamento dell’Aula, migliorare l’efficienza dei lavori consiliari e garantire una maggiore capacità decisionale alle istituzioni democratiche del nostro Paese.
Nel corso degli anni il Consiglio Grande e Generale ha visto aumentare la complessità dei temi da affrontare, il numero degli atti presentati e la necessità di assumere decisioni in tempi compatibili con le esigenze della società e dell’economia.
È quindi dovere della politica interrogarsi sugli strumenti di cui dispone e verificare se essi siano ancora adeguati alle sfide del presente.
Questa proposta di modifica del Regolamento si inserisce esattamente in questa prospettiva. L’obiettivo non è comprimere il confronto democratico, che resta il cuore della nostra attività istituzionale, ma renderlo più ordinato, più efficace e più produttivo.
Con queste modifiche intendiamo perseguire un equilibrio tra diritti della maggioranza e diritti delle opposizioni, tra esigenza del confronto e necessità dell’efficienza. Un equilibrio che rappresenta uno dei principi fondamentali di ogni sistema parlamentare maturo.
Siamo anche consapevoli che ogni modifica regolamentare possa suscitare sensibilità differenti, ma credo che il confronto aperto ed il dialogo con tutte le forze politiche in questo contesto sia la strada giusta.
Alcune considerazioni, nel merito ;
La prima novità importante riguarda il ruolo dell’Ufficio di Segreteria. Affidargli una verifica preventiva di legittimità e ammissibilità degli emendamenti non significa comprimere le prerogative dei Consiglieri, ma garantire che il confronto politico si svolga su proposte solide, coerenti con l’ordinamento e sostenibili sotto il profilo tecnico e finanziario.
Ugualmente importante è la modifica relativa alla gestione dei lavori inevasi. L’automatismo previsto dall’attuale regolamento ha spesso impedito una programmazione efficace dell’attività consiliare, costringendo l’Aula ad affrontare questioni non più prioritarie mentre nuove urgenze richiedevano attenzione immediata. Con queste modifiche si introduce un principio di responsabilità politica: non sarà una regola meccanica a decidere l’ordine dei lavori, ma una valutazione consapevole delle esigenze del Paese e delle priorità del momento.
Particolarmente significativa è poi la valorizzazione del lavoro delle Commissioni. Le Commissioni permanenti rappresentano il luogo naturale dell’approfondimento tecnico, del confronto specialistico e dell’esame dettagliato dei testi normativi. Rafforzarne il ruolo significa migliorare la qualità delle leggi, consentire un esame più accurato degli articoli e degli emendamenti e riservare all’Aula plenaria il confronto sulle scelte politiche fondamentali.
Non stiamo sottraendo centralità al Consiglio Grande e Generale; al contrario, stiamo permettendo all’Aula di concentrarsi sulle decisioni strategiche, liberandola da attività che possono essere svolte in maniera più efficace nelle sedi competenti.
Questa riforma non riduce la democrazia. La rende più funzionale. Non limita il confronto politico. Lo organizza meglio. Non concentra il potere. Introduce strumenti che consentono alle istituzioni di lavorare con maggiore qualità, responsabilità e tempestività.
Non stiamo modificando le regole per limitare il confronto democratico. Stiamo modificando le regole per consentire alle istituzioni della Repubblica di funzionare meglio.
Negli ultimi anni abbiamo assistito troppo spesso a sedute interminabili, a procedure che hanno finito per diventare un fine anziché uno strumento, a meccanismi che hanno rallentato l’attività legislativa senza produrre maggiore qualità politica. Non possiamo ignorare questa realtà.
La politica deve avere il coraggio di interrogarsi non soltanto su ciò che decide, ma anche su come decide.
Una democrazia moderna deve garantire il pluralismo, ma deve anche essere in grado di assumere decisioni.
Per questo considero particolarmente importante il rafforzamento del ruolo delle Commissioni consiliari. Le Commissioni non sono sedi di serie B. Sono il luogo naturale dell’approfondimento tecnico, dell’analisi degli articoli, del confronto specialistico. Affidare loro una parte più significativa del lavoro istruttorio significa valorizzare le competenze dei Consiglieri e migliorare la qualità delle leggi che arrivano in Aula.
E chi sostiene che questo riduca il ruolo del Consiglio Grande e Generale ignora un elemento fondamentale della riforma: la centralità del consiglio viene pienamente preservata. Le materie più delicate e strategiche restano soggette alla riserva del consiglio stesso , come il voto finale e l’indirizzo politico.
La verità è che queste modifiche non sottraggono sovranità all’Aula. Le restituisce autorevolezza.
Allo stesso modo, la razionalizzazione dei tempi di parola non rappresenta un limite alla libertà di espressione. Nessuno viene privato del diritto di intervenire. Semplicemente si afferma un principio di responsabilità: il diritto di parola deve convivere con il dovere di consentire all’istituzione di svolgere il proprio lavoro.
Dobbiamo essere sinceri con noi stessi e con il Paese. Quando le sedute si trasformano in maratone procedurali, quando gli stessi argomenti vengono ripetuti decine di volte, quando l’attività legislativa viene rallentata da meccanismi che nulla aggiungono al merito delle questioni, non si rafforza la democrazia ma si indebolisce la credibilità delle istituzioni.
Queste modifiche prendono una strada diversa: più responsabilità, più efficienza, più qualità legislativa.
Sceglie di affidare maggiore peso alle valutazioni tecniche, di programmare meglio i lavori, di evitare che automatismi eccessivamente rigidi impediscano alla politica di affrontare le priorità reali del momento.
In altre parole, sceglie di mettere le istituzioni nelle condizioni di servire meglio il Paese.
In conclusione, ciò che chiediamo oggi è di valutare la proposta senza pregiudizi, analizzandone i contenuti e gli obiettivi. L’interesse che ci guida non è quello di una parte politica, ma quello dell’istituzione consiliare e, più in generale, della Repubblica.
Le regole parlamentari non appartengono alla maggioranza del momento. Appartengono alla democrazia sammarinese. Proprio per questo devono essere periodicamente aggiornate per garantire che il Consiglio Grande e Generale possa continuare a svolgere nel modo migliore la propria funzione legislativa, di indirizzo e di controllo.
Per questo esprimo il mio convinto sostegno al progetto di Legge auspicandomi che invito il Consiglio lo approvi con senso di responsabilità e con la consapevolezza che stiamo compiendo un passo avanti nel processo di modernizzazione delle istituzioni della Repubblica.
San Marino ha bisogno di istituzioni che discutano, ma anche di istituzioni che decidano. Questa riforma consente di fare entrambe le cose.