Inizio anch’io ringraziando il Segretario alla Giustizia per la relazione, ma anche tutto il Congresso di Stato per gli interventi che hanno fatto, ad ulteriore chiarimento di quanto era possibile in questo contesto. Un contesto in cui, evidentemente, il dibattito era vincolato alle pochissime informazioni disponibili, sostanzialmente a quelle derivate dal comunicato del dirigente Canzio del 6 febbraio, titolo anche del comma all’ordine del giorno.
È però un dibattito che è stato voluto dalla maggioranza, tanto che è stato proposto un ordine del giorno in Commissione Esteri. La maggioranza ha ritenuto che poter fare un dibattito fosse, dal punto di vista istituzionale, il massimo coinvolgimento possibile di quest’Aula su questa questione, sapendo che le indagini sono in corso e che esiste un vincolo di segreto istruttorio.
Alcuni hanno chiesto: chi ha portato i bulgari? Io francamente non so chi abbia portato i bulgari. Però prendo a prestito uno dei comunicati arrivati oggi, quello della Starcom, che dopo aver detto che nel mese di febbraio il Consiglio di amministrazione li ha invitati ad un incontro per trattare la vendita della banca, afferma che nel mese di ottobre uno degli ex membri del Consiglio di amministrazione, Andrea Delvecchio, è stato accusato di corruzione privata, mala gestione e indebita influenza sull’acquisizione di Banca di San Marino.
Io non so se questo sia vero, scrive Starcom. Però emerge un elemento che prima qui forse non avevamo: che, a detta loro, vi sarebbe stata un’indebita influenza sul Consiglio di amministrazione, sugli altri membri del Consiglio, tanto che il comunicato prosegue dicendo che il Tribunale ha accusato Andrea Delvecchio di avere influenzato gli altri membri del Consiglio.
Questo è uno dei pochi dati che potremmo avere in più sulle eventuali responsabilità politiche, visto che come membro della Democrazia Cristiana sono state attribuite molte responsabilità agli altri consiglieri di amministrazione, in quanto parenti di esponenti democristiani.
Secondo aspetto: il 51%. Era un processo naturale che sarebbe dovuto avvenire. Siamo d’accordo che non dovesse essere forzato, ma per i soci, alla fine, non potevano esserci decisioni differenti, perché altrimenti non ci sarebbe stata la possibilità di vendere la banca a nessuno.
Terzo punto: la Commissione Finanze del 10 dicembre. Pochissimi l’hanno citata. In quella seduta segreta, con tutte le forze politiche presenti, Banca Centrale ha chiarito aspetti e tempistiche legate, per quanto di sua competenza, alla valutazione dell’operazione.
Se vogliamo ragionare di responsabilità politiche, questo è un elemento che va tenuto presente e non nascosto, visto che eravamo presenti tutte le forze politiche e che la vigilanza di Banca Centrale ha detto cose molto chiare, se non ricordo male anche riguardo all’apertura del tavolo con Banca d’Italia.
La conferenza di Bruxelles del 4 febbraio: la Starcom tiene questa conferenza e la situazione a San Marino cambia. Il 5 febbraio, nonostante da noi si celebri Sant’Agata, i giornali sono pieni del comunicato Starcom e delle dichiarazioni rese a Bruxelles il giorno prima, sapendo che di lì a una settimana vi sarebbe stata la votazione al Parlamento europeo e le successive tappe del percorso sull’Accordo di associazione. Questo è un elemento estremamente interessante. Non posso paragonare questa situazione a quella alberoniana, ma il fatto che sia a cavallo del 5 febbraio mi fa pensare che il nostro Paese abbia vissuto un rischio simile: qualcuno da dentro porta qualcuno da fuori, e poi dobbiamo reagire perché quel qualcuno da fuori, a un certo punto, crea problemi alla Repubblica.
E il 6 di febbraio succede, credo, l’unica cosa che dà a San Marino la possibilità di rivolgersi immediatamente alle istituzioni europee dicendo: guardate, quella conferenza stampa, quello che viene detto lì dentro non è qualcosa di realistico. È una favola perché le nostre istituzioni stanno indagando su un piano parallelo che non è fantomatico o ipotetico, ma di cui sono state acquisite prove consistenti, a seguito del primo procedimento in corso, quello per corruzione privata, amministrazione infedele e riciclaggio.
Questo, secondo me, era l’elemento che avrebbe dovuto unire l’Aula verso la cittadinanza. Dopodiché c’è il secondo reato, quello legato al cosiddetto piano parallelo. Nel comunicato si dice che un gruppo di sodali lo ha programmato e realizzato, non solo pensato o immaginato: programmato e realizzato. Si parla di un piano diretto a offrire una falsa rappresentazione della Repubblica e a costringere le autorità sammarinesi a una trattativa con i prevenuti. Cioè, rispetto a quello che stavano facendo per difendersi legittimamente in Tribunale, avrebbero messo in atto un’azione denigratoria pubblica verso il nostro Paese, con il ricatto della mancata sottoscrizione dell’Accordo di associazione, visto che un Paese – in questo caso la Bulgaria – potrebbe bloccarlo.
San Marino non ha problemi con la Bulgaria. Mi chiedo però se la Bulgaria dovesse fare una scelta diversa sulla base di questo avvenimento, quale sarebbe la ragione giuridica e politica per cui San Marino non dovrebbe essere integrato nella Comunità europea con l’Accordo di associazione, considerato che il nostro impianto si basa sullo Stato di diritto.
Cosa dice ancora il comunicato del Presidente Canzio? Nuove misure cautelari per cittadini sammarinesi e non. Non so quali siano. Ho appreso dal Segretario Gatti che non ci sono politici sammarinesi in questa fase delle indagini, e mi fa solo piacere, perché vuol dire che nessuno di quest’aula è coinvolto in questa situazione.
Però ci sono nuove misure cautelari per salvaguardare le prove e per continuare indagini che sono ancora in corso.
Io credo che il comunicato sia molto chiaro, se lo si vuole leggere in modo semplice. Forse il dibattito poteva essere più breve, ma soprattutto più chiaro nel rappresentare alla cittadinanza il livello di problematica che c’è.
Con una differenza, però, che non posso non sottolineare: la situazione attuale non è paragonabile a quella di altri scandali dal 2000 in poi. La dinamica è completamente diversa. Qui c’è un Tribunale che opera, una vigilanza di Banca Centrale che opera, un’Agenzia di Informazione Finanziaria che opera e ha operato. Potevano andare più veloci? Può darsi. Ma in Commissione Finanze sono stati spiegati i passaggi fatti e i tempi richiesti.
Credo quindi sia legittimo, di fronte a un attacco del genere al nostro Paese, che il Governo si costituisca parte civile, perché sono le istituzioni ad essere state lese.
Per questo credo che l’altra cosa da fare sia stringersi attorno al Tribunale. Sono anche vicesegretario della Democrazia Cristiana e molti attacchi sono stati rivolti alla DC. L’ho già detto nei consigli precedenti: se ci fosse qualcuno della Democrazia Cristiana implicato, sarò il primo a chiedere le dimissioni o a chiederne la testa. Non abbiamo paura di questo, perché questa è una DC rinnovata.
Andiamo a fondo sulle questioni, troviamo le responsabilità. Però prima di accusare, appuriamo davvero i fatti.
Manuel Ciavatta – Vice Segretario Politico PDCS
